Illustrazioni per le confezioni delle penne SYGLA di Salvatore Fazzino
Noi lo sappiamo bene, la Sicilia è in tre. Tre le punte dell’isola e la sua forma è triangolare, tre le gambe della triskele, tre le capitali del Regno, le tre dita alzate del saluto degli uomini del MIS, tre le colonne che per tradizione sorreggono la Trinacria. Tre i popoli antichi (Siculi, Sicani ed Elimi). Tre. Ma fin quanto Sygla non deciderà di fare una scatola triangolare, bisogna accontentarsi di cose a due: siculi dualismi appunto.
Dualismi dunque, cose a due, ma a ben pensarci Sygla per questa collezione ha pensato a tre scatole per celebrare la magnifica identità siciliana.
La Sicilia è spaccata da una faglia che la taglia in due, due parti che hanno quelle similitudini che per “lievi” divergenze, impercettibili forse per i non isolani, che ne marcano la sostanza, come le leggere differenze tra un pupo catanese e uno palermitano: ad est, la Sicilia orientale, Catania. La città dell’arancino a punta, dell’immenso Bellini del Barocco settecentesco, del liotru e del padre Mongibello. Ad occidente la meravigliosa Palermo che risponde con la grande tradizione architettonica arabo-normanna, che si esalta nella sua tonda arancina e della festa di colori che è la cassata, musica del Massimo e del grande Scarlatti.
In epoca lontana eppur sempre presente i sicelioti si affrontavano tra oriente e occidente capitanate dalla due grandi città di Syrakousai e Akragas. Sicelioti due scienziati: Archimede siracusano e Empedocle agrigentino. Teatri a petto di templi, papiri e mandorli, cuccìa e minni di vergini, duomi, simboli di antico cristianesimo, e dei abbattuti dal Nazareno. Due modi dunque di declinare la grande tradizione ellenica.
Da una parte la terra finisce dove inizia il miraggio, non troppo lontano, di un’Africa familiare che nei suoi odori e sapori riverbera nelle coste trapanesi, la Sicilia del cartaginese, la Sicilia dell’arabo. Dall’altra una finis terrae che si proietta verso l’Europa della grande cultura moderna della tradizione intellettuale che ha trasformato il ricordo della filosofia greca e della sensibilità bizantina in una nuova storia. In mezzo, come un impalcato che poggia su due piloni di assoluta bellezza, la Sicilia, tutta. Due brame di qualcosa di esotico eppure domestico, città che perfino nel nome si trovano accomunati sotto il segno della falce (forma di porto o di baia, poco importa) Drepanon e Zancle, voce dorica e voce sicula, per chiamare la falce, lo "stigghiu" che ha reso ricco e popoloso di frumento questo “giardino in mezzo al mare”.